Intervista esclusiva (parte 2) | Davide Valsecchi: autenticità e passione nel motorsport
Daniele Sala
Ci eravamo lasciati con la prima parte dell’intervista di Davide Valsecchi durante il weekend di Formula X di Vallelunga del 18-19 aprile. Dopo aver parlato della sua vittoria in Gp2 nel 2012, della sua autenticità e del lavoro come opinionista per Sky, continuiamo con la seconda parte della nostra intervista, tra aneddoti e curiosità sulla sua personalità
Può piacere o meno, come del resto tutti noi, ma una cosa innegabile: Davide Valsecchi è autentico. Dice ciò che pensa, senza paura di esprimere il proprio giudizio, in un mondo che spesso ci porta a dover raccontare le cose in un certo modo. Dietro questa spontaneità però, c’è anche il lavoro che accompagna le sue analisi prima e dopo le gare. Abbiamo quindi chiesto a Valsecchi quanto lavoro ci fosse dietro le quinte: preparazione, analisi dei dati, statistiche.
“Nessuno, perché quando dici lavoro, che cosa intendi? Io guarda che ho un prato grande a casa mia. Tagliare il prato col trattorino e prima raccogliere i legni che sono caduti dagli alberi, quello cazzo per me è un lavoro durissimo. Quando invece si parla di gare quello mi piace, cioè guardare le gare, analizzare i dati, guardare i risultati, mettermi in testa quelle robe lì: è il lavoro, ma se è quello che mi piace fare, che cazzo di lavoro è?
Cioè se mi chiedi quanto lavoro, ti dico che non ho mai lavorato un’ora in vita mia quando sono in giro per le gare. Il lavoro è altro, è quello che non mi piace fare ma che devo fare lo stesso. Quello lo sento come lavoro, ma veramente se quello ti piace chi se ne frega. Quando correvo e mi allenavo, io lo facevo non perché mi piacesse allenarmi. Lo facevo perché sapevo di andare forte in pista se facevo il sacrificio mentale di farlo e allora mi obbligavo a fare il sacrificio mentale. Mi ricordo in Bahrain: abbiamo fatto due weekend di gara, faccio arrivare la mia fidanzata del tempo tra una gara e l’altra. Faccio la prima corsa e vinco. Avevo Giedo van der Garde, che ha corso in Formula 1 due anni, un signore: gran pilota, educato, ragazzo squisito.
Scendiamo con la mia ragazza per andare a fare l’allenamento, l’accordo era: partiamo con la corsa, io vado a fare il mio allenamento, tu cammini, poi alla fine facciamo qualche scatto insieme. In ascensore troviamo van der Garde con la borraccia e un asciugamano bagnato intorno al collo. Lui stava andando in palestra, mi ricordo che la mia fidanzata mi disse: ‘Davide perché non andiamo in palestra anche noi’?
Le ho detto: ‘vai in palestra con van der Garde, io domenica lo mangio‘: capito? Sono uscito, ho corso un’ora, magro come un chiodo, ho fatto una fatica della madonna, ci saranno stati 39 gradi. Lei stava svenendo quando facevamo gli scatti finali insieme, ma non era per me un lavoro: era un sacrificio per fare bene la domenica. Il lavoro dipende sempre dalla testa delle persone. Quando ero tester in Lotus, quello per me era lavoro: lo odiavo. Volevo correre, ma non riuscivo. Mi facevano fare test e io mi sentivo che quello per me era un sacrificio atomico che non mi portava da nessuna parte e l’ho vissuta malissimo”.
“Restando sul tema del racconto delle gare, recentemente ho avuto modo di confrontarmi con Alberto Rimedio, che spiegava come, dopo diversi mesi lontano dalle telecronache, possa capitare di avvertire inizialmente un po’ di “ruggine” nel ritrovare il ritmo del racconto. Da qui nasce una curiosità. Nel tuo caso, ti è mai successo di sentirti in difficoltà dopo alcune settimane senza eventi, nel rientrare subito nel tuo ruolo di presentatore?”
“In italiano no, ma se lo faccio in inglese un po’ sì. Questo perché perdo l’abitudine a parlare, dopo mi viene un pochino più difficile, sono sincero. Anch’io confermo questa roba qua. Adesso che me lo dici con l’inglese faccio un po’ di fatica a ritrovare il ritmo subito. Se è in italiano no, è talmente bello e divertente. Per cercare di mantenere il ritmo guardo le gare in inglese, così mi abituo alla parlata. Non è come farlo chiaramente, però quando lo fai più spesso viene molto più facile e sei molto più sciolto”.
La pista italiana più bella per Valsecchi
Nel motorsport, spesso tanti tifosi e addetti ai lavori, alla domanda sulla loro pista italiana preferita, rispondo Vallelunga. Valsecchi conferma e ci spiega il perché.
“E’ la mia pista preferita in Italia, se la gioca col Mugello. Poi io sono innamorato di Monza perché vivo lì e c’è questo cazzo di mito, sia chiaro. Tempio della velocità, ok, ma se mi dici design e difficoltà, mamma mia Vallelunga. Toglierei l’asfalto all’esterno dei Cimini e poi è la pista perfetta per me. All’esterno dei Cimini ci sono i primi metri d’asfalto e l’ha resa un pochino più semplice. Ma la difficoltà di Vallelunga è che hai riga bianca, cordolo e poi erba. La pista è mitizzata, appena sbagli vai a muro: bello. Il curvone che fai con i GT è una roba incredibile. Se vai largo spacchi la macchina, rischia di farti male. é una di quelle piste che è rimasto vecchio stile e fidati che anche quelle nuove stanno tornando al vecchio stile. Prima stavano facendo asfalto in tutte le parti, poi hanno iniziato a toglierlo. Vuol dire che ci stanno ripensando in tante cose. Quella roba vecchio stile è quello che piace. Il vintage probabilmente continuerà a piacere, piacerà sempre di più e se perciò noi manteniamo le gare vere e pure come abbiamo sempre tenuto, secondo me fra dieci anni avremo tutti un bel sorrisone.
Si va verso una direzione che a Davide non piace
Qualche anno fa c’era la moda che con gli ultimi anni di Ecclestone voleva tenere le macchine tutte in pista, senza ritiri. Così che tutte le macchine e gli sponsor avessero il piacere di far vedere il logo tutto il tempo. Pensava che economicamente funzionasse meglio. Cosa succede? Hanno fatto via di fuoco in asfalto ovunque. Spa, a Pouhon, prima c’era la ghiaia ed era la curva più difficile del mondo con il massimo del rischio.
Appena andavi largo, ti giravi a 200 km in ghiaia. Adesso quando piove giri largo e non perdi neanche mezzo secondo. Dico che hanno avuto il vizio di semplificarle tutte. Avevano asfaltato tutto all’esterno della parabolica ad un certo punto. Adesso l’hanno diminuito così, hanno tolto comunque la difficoltà. Io spero che non succeda il contrario qua, che si mettono ad asfaltare perché è il bello di Vallelunga: è ciò che la rende difficile. Perciò guai a toccarla”.
Impossibile non concludere con una riflessione importante. Negli ultimi anni, tanti amanti del motorsport si sono avvicinati molto ai weekend di Formula X e ACI, dimostrando sempre più interesse nel capire lo spirito del motorsport, grazie a figure che hanno un pubblico non indifferente o promesse come Kimi Antonelli, che è cresciuto. Cosa pensi possano offrire questi weekend al pubblico e perché le persone dovrebbero venire a questi weekend?
“Gli organizzatori di Formula X, così come per l’ACI, sono stati bravi perché hanno avuto la grande idea di lasciare l’ingresso gratuito. Addirittura qua propongono l’accesso in griglia di partenza per la gara principale della domenica, che è una roba che è difficilissimo organizzare, perciò cazzo, tanto di cappello è loro. Danno il permesso a me e a te, agli appassionati che magari sono spianati, come un sacco di ragazzi che ancora non lavorano, di venire a vedersi una gara e cosa gli costa? Un po’ di benzina e qualche coca cola per stare in piedi durante il giorno. Praticamente vedersi una gara gratis e coltivare la propria passione: è la cosa più bella al mondo.
In un mondo dove tutto costa un sacco di soldi, qualsiasi cazzo di cosa che vuoi fare. Secondo me l’idea è geniale e se lo meritano, perché qua tra oggi e domani vengono più di 10.000 persone. Grazie a questa idea qua, a chi ha messo i soldi per farlo. Perciò bravi: bravi l’autodromo, bravi gli organizzatori, secondo me è un format giusto.
Le difficoltà attuali sui prezzi nel motorsport
Ho visto che qua non si parla di professionismo puro, ma poi si fa pagare 12 euro per vedere una partita di calcio del paese? Ma andate a fanculo. Tanto di cappello a loro che hanno scelto una strategia diversa e rivoluzionaria, perché alla fine c’è un sacco di gente. Sono stati bravi ad avere grandi idee. In Formula 1, a Monza, sai quanto costano i biglietti? Mi sembra che i biglietti per tre giorni valgono 500 euro, capito?
Perciò dico, se uno è appassionato e si va in F1 con la famiglia, anche se vive vicino a casa spende 1500 euro per seguire il weekend. Fai finta che il weekend è impossibile e vai la domenica. La domenica costa 400 euro andare in tribuna. Fai finta che non vai alla domenica e ti accontenti delle libere, spendi 100 euro, pensa se sei in tre. Purtroppo al prato non vedi niente perché mettono tutte le pubblicità e perciò sul rettilineo hai sempre queste pubblicità davanti”.
Ringraziamo Davide Valsecchi per la disponibilità e gli auguriamo il meglio per il futuro.