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    Dal simulatore al GT3: Vittorio Viglietti si racconta a Race Diary

    Dal simulatore al GT3: Vittorio Viglietti si racconta a Race Diary

    Kart, monoposto, Formula 1. Il percorso per diventare un pilota viene spesso raccontato così: una scala da salire gradino dopo gradino, seguendo una progressione quasi obbligata. Del resto, sulla griglia attuale di Formula 1 non c’è un solo pilota che non abbia attraversato queste tappe. Negli ultimi anni, però, a questa traiettoria tradizionale si è aggiunto un nuovo passaggio. Un gradino diverso, virtuale ma sempre più concreto, che molti protagonisti del motorsport moderno, soprattutto nel panorama GT ed endurance, indicano come fondamentale: il sim racing.

    Un videogioco che ben presto è diventato uno strumento essenziale per piloti, ingegneri e case costruttrici, il simulatore che tanto viene decantato e raccontato in tutte le sue sfaccettature. Tra i pregiudizi di chi ancora pensa alla vecchia scuola del kart, alle lodi di chi, invece, ne apprezza l’innovazione, il sim racing è diventato una base solidissima da cui partire. E tra il vivaio dei talenti italiani protagonisti dei campionati di ACI Sport sulle ruote coperte c’è Vittorio Viglietti, che la sua carriera l’ha costruita a partire da un simulatore comprato durante la pandemia.

    Passione e dedizione hanno portato il pilota di Roma a imparare e perfezionare le sue doti da sim racer, fino a trovare l’opportunità per debuttare in pista. Vittorio Viglietti infatti è campione di svariati campionati virtuali, ma anche pilota di Tresor Competition nel Campionato Italiano Gran Turismo, al volante della R8 LMS GT3 – con cui a Vallelunga ha anche vinto la prima gara del 2026. Partito dal basso, Viglietti ha scalato molteplici classifiche per arrivare ad essere uno dei giovani da tenere d’occhio sulle griglie italiane. E lo ha fatto con un percorso tra i più atipici: kart, poi simulatore e, dopo un paio di anni, via in pista sotto l’ala di Alberto Di Folco, con la Too Fast Academy.

    Vittorio Viglietti Race Diary

    Proprio in onore del weekend di Vallelunga, dove il CIGT è sceso in pista con la serie Sprint, Vittorio ci ha concesso quattro chiacchiere per raccontarci della sua carriera e dell’importanza che il sim racing ha avuto nella costruzione del pilota che è oggi.

    Vittorio, com’è nata la tua passione per il motorsport?

    Con mio papà. Da ragazzo ha corso per un breve periodo nei rally e mi ha sempre fatto vedere la Formula 1 o i video delle sue gare. Poi mi ha messo sul kart: avevo tre o quattro anni e ho provato per la prima volta a girare.

    Parliamo del tuo percorso: dopo la piccola parentesi sul kart, tutto è cominciato dal simulatore. Come hai iniziato a correre?

    Sul kart ho corso per due anni da piccolino. Però poi, per varie motivazioni, ho dovuto smettere. Poi durante il periodo della pandemia ho comprato un Logitech G29 e con un fabbro del paese mi sono costruito la postazione. Per un anno e mezzo ho girato così, con la Play Station.

    Poi ho scoperto il Driving Simulation Center di Vallelunga, un centro di simulazione professionale, ho iniziato a girare lì e mi hanno proposto di fare qualche campionato. Ho corso nei campionati italiani e-sport, dal GT4 al Mitjet al GT3 Endurance, nel bellissimo ambiente che ho trovato al DSC di Vallelunga, dove in primis potevo divertirmi. Inizialmente infatti non avevo nemmeno il pensiero di tornare in pista. È bello poter raccontare che è iniziato tutto per divertimento.

    E dal divertimento come si è trasformato in obiettivo il ritorno in pista?

    Il pensiero non se n’è mai andato. Non sai quante volte sono andato sui siti a cercare qualche kart usato in vendita. Al Vallelunga ho conosciuto Valerio De Gaetano, che è un altro ragazzo che come me ha iniziato dal simulatore. Insieme ad Alberto Di Folco ha iniziato a costruire il suo percorso in kart e mi raccontava delle sue giornate in pista. Quindi, a un certo punto, quando ho conosciuto Alberto gli ho chiesto se fosse stato disposto ad aiutare anche me a tornare in pista. Abbiamo subito organizzato un test sul kart ad Artena, con i KZ. Poi da lì non ci siamo mai fermati: io mi sono ritrovato al 100% volenteroso, mio papà il doppio, quindi… 

    Gli anni in karting, anche se due da molto piccolo, ti hanno aiutato in qualche modo?

    Quando sei piccolo impari sempre di più, quindi sì, sicuramente sono stati utili. Io però sono stato fermo per più di dieci anni, quindi è come se la mia prima volta l’avessi vissuta in due occasioni diverse. Sicuramente tante cose le avevo perse, ma allo stesso tempo non avevo paura della velocità, avevo un buon istinto per il controllo. Piccole cose che forse ho ripreso da quei due anni. Mi manca la parte del karting rispetto ai miei avversari? Sì. Ma allo stesso tempo non penso mi abbia mai limitato in pista. Forse è più impattante a livello di gestione del weekend: i tempi, la logistica, le tante ore in pista e il paddock con tutte queste persone – cose che al simulatore non esistono! Ci si abitua in fretta comunque. 

    Vittorio Viglietti Race Diary

    Qual è la routine del sim racer?

    Allenarsi costa di meno, quindi ci si può allenare di più! Allo stesso tempo questa cosa vale per tutti, quindi devi essere furbo nel saperti allenare meglio: vuol dire stare ore ed ore davanti allo schermo. Se ti piace nemmeno te ne accorgi, io spesso sto sei ore al volante e non lo realizzo: prima provi un set up, poi lo cambi, poi provi condizioni diverse, a volte trovi un amico e inizi a girare online. Di contesti e situazioni ce ne sono infiniti, se c’è la passione…

    Al simulatore sei anche il tuo stesso ingegnere, meccanico, team manager…

    Esatto. La cosa migliore è sempre sicuramente affiancarsi ad un team vero e proprio, così da girare insieme a qualcuno per trovare le soluzioni migliori. Però alla fine sei sempre tu, da solo, a organizzarti modifiche, pit stop, cambiamenti. Non c’è nessuno che ti cambia le gomme per davvero ecco. 

    Come si fa a far capire che il sim racing non è un videogioco, ma che ormai è uno dei percorsi più solidi per diventare pilota?

    Max Verstappen mette quasi in dubbio il percorso in karting per quello al simulatore. La sua è quasi un’esagerazione, ma sicuramente serve a far capire che strumento valido sia. Recentemente poi di esempi ne abbiamo avuti tanti: da Gran Turismo, con Jann Mardenborough, o Chris Lulham che dal nulla ha debuttato nel GT World Challenge con Verstappen.com Racing. In realtà anche io, che sicuramente ho una storia meno “importante” ma che comunque ho portato a casa una stagione con le GT Cup e ora corro in GT3. Credo che questi esempi dicano molto di più di tanto altro: non penso che il simulatore possa sostituire al 100% il karting ad oggi, ma è sicuramente abbastanza per una preparazione di base.  

    La prima stagione in GT: com’è stato guidare una Lamborghini Super Trofeo per un’intera stagione?

    Bellissimo. Inizialmente, a livello generale, non ho nemmeno avuto troppe difficoltà. Nei primi test era tutto nuovo e anche un po’ strano, però da un certo punto di vista era come se lo avessi già vissuto. Come se in quell’abitacolo fossi già abituato a starci. Ci sono stati dei lati in cui mi sono dovuto adattare, ma altri aspetti in cui fin da subito ero quasi al livello degli altri. Mi mancava un po’ di sensibilità stando nel contesto dell’auto: caldo, velocità, pressione. È questa la potenza del simulatore che mi piacerebbe far arrivare. Sia io che Riccardo Ianniello, il mio compagno di squadra, abbiamo fatto un’ottima stagione e sono stato contentissimo di partire proprio da lì con lui. Ci siamo lanciati nella classe più competitiva della GT Cup del Campionato Italiano Gran Turismo, giocandoci il titolo fin da subito e per poco non lo abbiamo vinto.

    Adesso invece sei al debutto nel GT3. Come sta andando questo primo approccio?

    Sono in un equipaggio in cui mi trovo benissimo, con Alberto Clementi Pisani e Alberto Di Folco. Non mi aspetto di vincere, perché anche l’anno scorso non mi immaginavo neanche di potermi giocare il campionato e comunque siamo riusciti a fare bene. Zero aspettative quindi ma tanta volontà di dimostrare che il percorso che ho fatto ha senso.

    A Vallelunga hai trovato una conferma di questo: è arrivata la prima vittoria con Tresor Competition. Com’è stato vincere alla gara di casa?

    Quella di Vallelunga è stata una vittoria molto significativa, oltre che inaspettata in quanto inizialmente non era nemmeno in programma la mia partecipazione a questo weekend. Poi Vallelunga è per l’appunto la mia pista di casa, vivo a 15 minuti di distanza, ed è il luogo in cui dai simulatori del DSC ho ricominciato il mio percorso nel motorsport dopo tanti anni lontano dalla pista. Oltre che essere la pista in cui ho corso e vinto la mia prima gara in auto con la Formula Griiip nel 2024, quindi è come se andasse a chiudere un cerchio nel percorso fatto finora.

    Vittorio Viglietti Race Diary

    Durante il weekend mi sono trovato molto bene con Marco Cassarà, il mio compagno, con cui ho lavorato sin dal venerdì per cercare di sistemare al meglio la macchina per il weekend. Il sabato abbiamo faticato un pochino di più, ma domenica sapevamo che potevamo giocarcela e ci siamo presi la vittoria di classe che è comunque una bella soddisfazione essendo soltanto la mia seconda esperienza in GT3.

    Il lavoro con Alberto Di Folco: come ti ha aiutato e cosa vuol dire adesso essere compagni di macchina?

    Alberto mi ha aiutato tantissimo. Mi ha dato la strada da seguire una volta dopo il simulatore. Cosa fare, che campionati scegliere. Al di là dei consigli tecnici, da coach, mi ha aiutato anche come persona. Per ora c’ha anche preso, perché siamo andati abbastanza bene! Abbiamo un bellissimo rapporto, sia in pista che fuori, anche da compagni di macchina. 

    Finora qual è stata la tua gara più speciale?

    Sia nel bene che nel male, sceglierei il weekend di Monza dello scorso anno. Nel bene perché Gara 2 è stata la mia prima vittoria. Brutta perché il giorno prima, in Gara 1, abbiamo finito la benzina, fermandoci a pochi momenti dalla bandiera a scacchi e dovendo rinunciare alla vittoria del titolo.

    Fuori dalla pista chi è Vittorio? 

    Sono uno studente, abito vicino a Roma e sono un ragazzo come tutti. Mi piace ancora tantissimo girare al simulatore e appena posso lo faccio. Stare in pista però è la mia cosa preferita in assoluto e infatti da quest’anno lo faccio anche in veste di coach, di aiuto per i miei compagni. E mi alleno, un sacco, perché per guidare queste macchine ti serve essere preparato a 360 gradi!

    Guardandoti indietro, cosa diresti a Vittorio che ha appena costruito il suo simulatore?

    Di crederci, anche se a un certo punto può sembrare impossibile. Questo è uno sport che dipende molto dalle disponibilità economiche e quindi non è assolutamente facile iniziare. Però se si impara a gestire il tutto, si può fare. E che i risultati si possono ottenere. 

    Dove ti vedi tra dieci anni? 

    Vivo! Scherzi a parte, spero ancora in macchina come pilota. Magari professionista. Oppure, se non al volante, mi auguro di riuscire ad unire tutti i miei anni di studio e la passione per lavorare comunque in pista, che sia con un team, con un’azienda o un progetto comunque legato al motorsport.

    Vittorio Viglietti Race Diary

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