WEC. La 6h di Imola è stata la prima gara della stagione 2026 del World Endurance Championship, in seguito all’annullamento dell’appuntamento in Qatar. Ecco tutto quello che è successo nel weekend italiano
Foto di copertina: DPPI Images.
Sarebbe dovuto iniziare tutto a Losail, in Qatar, come nel 2025. Le persistenti tensioni logistiche e geopolitiche in Medio Oriente hanno costretto il WEC a ridisegnare il calendario. E così, per gli italiani, è arrivata una notizia strabiliante: il 2026 del mondiale endurance ha preso il via a casa dei campioni del mondo, in un momento in cui le discipline motorsport a ruote coperte stanno prendendo sempre più interesse da parte degli appassionati.
Prima il prologo, disputato sotto la pioggia insistente di Imola: ormai, per ogni weekend di gara che si rispetti sul circuito del Santerno, le nuvole devono far visita al tracciato, rendendo meno semplici le sessioni dei piloti. Un’intera settimana di azione, all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari, ha intrattenuto i tifosi di endurance che sono accorsi numerosi nel cuore della Motor Valley – con il numero di biglietti venduti da record, più di novantamila.
Toyota è la squadra da battere
Dopo una sessione di qualifica positiva, la squadra nipponica ha messo la firma sul primo posto della 6h di Imola. La TR010, al debutto dopo il rinnovamento tecnico applicato da Toyota Racing, ha ben performato sul tracciato imolese, conquistando la vittoria con l’equipaggio composto da Brendon Hartley, Sebastien Buemi e Ryo Hirakawa, e il terzo posto con Nyck De Vries, Kamui Kobayashi e Mike Conway.
Una performance che non stupisce, conoscendo la storia dei successi della casa costruttrice giapponese, ma che allo stesso tempo difficile da pronosticare viste le variabili del fine settimana. Nuovi pneumatici targati Michelin, meteo ballerino fino alla bandiera a scacchi e gap ridotto al minimo dalla Ferrari hanno tenuto sulle spine tutto l’ecosistema del WEC. Una strategia perfetta ha fatto sì che tutte le stelle si allineassero per Toyota.

Attenzione alla Ferrari
Per la squadra nipponica però non è stato tutto rose e fiori, anzi. La Ferrari 499P di Antonio Giovinazzi, Alessandro Pier Guidi e James Calado ha provato fino all’ultimo a battagliare per la vittoria. Con una straordinaria pole position, portata a casa da Giovinazzi nel caldo sabato pomeriggio, la vettura n.51 è scattata davanti a tutti sul terreno di casa, non riuscendo però a tradurre la prima posizione della griglia in una vittoria.
“Il meglio deve ancora venire” di Ligabue è la canzone che Alessandro Pier Guidi ha scelto come colonna sonora del post che ha condiviso sui social per raccontare la 6h di Imola. E non pare esserci migliore descrizione: sì, la Ferrari non ha portato a casa la vittoria; ma non si può nemmeno definire sconfitta, con una base solida per difendere l’iride conquistato nel 2025. Se il buongiorno si vede dal mattino, la caccia alla Toyota è ufficialmente aperta.
Debutto di Genesis: più che promossi
La griglia del WEC è cresciuta nel 2026, con Genesis Magma Racing al via. L’esperienza di Hyundai nei rally, la guida di Cyril Abiteboul e lo sguardo attento di Jacky Ickx hanno portato le due GMR-001 al traguardo, mostrando un’affidabilità sorprendente per un progetto al debutto assoluto. Per il team coreano l’obiettivo era proprio quello: portare a termine la 6h di Imola con entrambe le vetture. E così è stato, insieme alla curiosità e all’esperienza guadagnata sul circuito italiano.

BMW vince in GT3, ma McLaren ci ha provato
In classe GT3 il trionfo è arrivato per il Team WRT, con la BMW M4 GT3 EVO di Anthony McIntosh, Parker Thompson e Dan Harper che ha tagliato il traguardo dopo una corsa ben combattuta contro la Corvette di TF Sport. Solo cinque i decimi di vantaggio di Harper sotto la bandiera a scacchi, approfittando anche del problema tecnico che ha colpito la McLaren di Garage 59 – partita in pole position grazie all’ottima prestazione di Thomas Fleming, al debutto nel mondiale – a solo trenta minuti dalla fine della gara (costringendo al ritiro la compagine britannica).
Il primo appuntamento del 2026 del WEC è stato più che indicativo: c’è da aspettarsi una stagione più che combattuta, con i distacchi che in entrambe le classi portano tutti sulle spine fino alla bandiera a scacchi. Ed è forse proprio questa la qualità più speciale del mondiale endurance: non è finita, finché non è finita.







