“Concentrati. Velocità. Sono pura velocità”. Bastano poche parole per tornare indietro di vent’anni, come se il tempo si fosse fermato e ritrovare quei brividi e quelle emozioni che hanno accompagnato la nostra crescita. Una voce, una carrozzeria rossa, il numero 95 sulle fiancate e quella sicurezza quasi irritante di chi era convinto di poter affrontare il mondo senza aver bisogno di nessuno.
Era Saetta McQueen. E per tante bambine e bambini come noi, cresciuti negli anni Duemila, prima ancora di essere il protagonista di un film, Saetta era già un idolo.
Vent’anni dopo, Cars – Motori ruggenti torna nelle sale italiane per celebrare i suoi vent’anni. Il film di John Lasseter, uscito originariamente nel 2006, è nuovamente al cinema dal 17 settembre 2026. Una ricorrenza che inevitabilmente porta con sé una buona dose di nostalgia e che dimostra soprattutto quanto sia rimasto profondo il segno lasciato dal primo capitolo della saga. Perché Cars è ormai un film storico: lo è per la Pixar, naturalmente, ma forse ancora di più per la generazione che con quel film è cresciuta. Milioni di bambini hanno conosciuto Saetta McQueen, Cricchetto, Doc Hudson e Sally prima ancora di capire davvero cosa significasse una gara automobilistica.

Da Cars alla pista: una passione nata sullo schermo
Per tanti di noi, il primo approccio al mondo dei motori non è arrivato guardando una Formula 1 sfrecciare in televisione o seguendo una gara di NASCAR. È arrivato attraverso una macchina animata che gridava “Ka-chow” e aveva un obiettivo: vincere la Piston Cup, il premio tanto ambito, fino alla conquista della Dinoco. Proprio quelle prime scene del film in cui a dominare erano la velocità, il rumore e la competizione sembravano essere tutto ci hanno portato oggi ad essere degli amanti del motorsport.
Ed è forse questo l’aspetto più affascinante dell’eredità di Cars. A vent’anni di distanza è difficile stabilire quanti appassionati abbiano acceso la propria passione per le automobili proprio lì, davanti allo schermo: sappiamo però che qualcuno è arrivato addirittura fino alla Formula 1.

Saetta è anche l’eroe dei nostri idoli
Liam Lawson non ha mai nascosto il suo legame con Saetta McQueen. Nel 2023, davanti ad una riproduzione del protagonista di Cars, il neozelandese spiegò che quello era il personaggio che lo aveva fatto appassionare alle corse, definendolo il proprio eroe. Vent’anni dopo l’uscita del film, Lawson e Saetta si sono ritrovati anche a Monza, in occasione del Gran Premio d’Italia, durante le celebrazioni per l’anniversario e forse non esiste testimonianza migliore della portata raggiunta dal film.

Cosa ha lasciato Cars
Perché dietro le battute, il merchandising e i personaggi diventati parte dell’immaginario collettivo, Cars aveva saputo fare una cosa meno scontata: rendere affascinante il mondo delle macchine senza limitarsi all’automobile.
Dalla Piston Cup agli avversari, dai sorpassi al sogno della Dinoco, fino ad i flash dei fotografi: Saetta McQueen vuole essere il più veloce perché pensa che essere il più veloce significhi automaticamente essere il migliore. Poi la corsa si ferma: arriva Radiator Springs e Cars cambia insieme al suo protagonista. La velocità lascia spazio al viaggio, il successo alle relazioni, il traguardo a tutto ciò che esiste prima di raggiungerlo. Sulla vecchia Route 66, Saetta scopre progressivamente che una gara può essere persa anche arrivando primo e, al contrario, che si può vincere qualcosa di molto più importante senza alzare un trofeo.

Cars, vent’anni dopo: quando il film cambia insieme a noi
È probabilmente questa la ragione per cui rivedere Cars a vent’anni dall’uscita produce un effetto particolare. Da bambini si guardavano soprattutto le corse, ma crescendo si finisce inevitabilmente per capire sempre di più di Doc Hudson, di una cittadina cancellata dalla costruzione di un’autostrada, di una strada che un tempo significava turismo e vita e che nel giro di poco tempo viene dimenticata da tutti. Il bambino vuole vedere Saetta vincere la Piston Cup, mentre l’adulto capisce perché Doc conserva ancora i ritagli di giornale nel garage.
Ed è qui che un film costruito intorno ad automobili parlanti dimostra di aver resistito meglio di quanto si potesse immaginare nel 2006: del resto, quel rapporto tra Cars e l’automobilismo reale non si è mai completamente interrotto. Per il ventesimo anniversario le celebrazioni hanno coinvolto, tra le altre cose, la Daytona 500, il Festival of Speed di Goodwood, la Route 66 e, naturalmente, Monza, dove Saetta McQueen ha effettuato un giro d’onore durante il weekend del Gran Premio d’Italia.

Saetta McQueen, il primo pilota di una generazione
Un personaggio nato dentro un computer è così finito, vent’anni più tardi, in uno dei luoghi simbolo dell’automobilismo vero. Quella che poteva essere considerata come una strategia di marketing, si è trasformata in un’occasione capace di riaccendere emozioni, sentimenti e ricordi indelebili.
Per chi è cresciuto con quel film, Saetta McQueen appartiene allo stesso archivio dei primi ricordi legati ai motori. Modellini consumati, videogiochi, gare imitate in casa, il 95 diventato immediatamente riconoscibile. Poi qualcuno ha continuato a seguire le automobili, qualcuno ha scoperto la Formula 1, qualcuno magari ha abbandonato quella passione. E tanti, come Lawson, sono arrivare a fare il pilota davvero.

A distanza di vent’anni, il ritorno al cinema di Cars – Motori ruggenti non celebra soltanto un film del 2006, ma riporta sul grande schermo uno dei primi ricordi automobilistici di un’intera generazione.
Perché prima di conoscere Michael Schumacher, Lewis Hamilton o le grandi leggende dell’automobilismo, per qualcuno il primo pilota da tifare aveva quattro ruote, il numero 95 e una sola ossessione: essere pura velocità.
Leggi anche: F1, Sepang riapre i battenti: storia, trionfi e segreti del tracciato malese




