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    L’intelligenza artificiale nel motorsport: la sfida tra calcolo e fattore umano

    L’intelligenza artificiale nel motorsport: la sfida tra calcolo e fattore umano

    C’è stato un tempo, anche non molto distante, in cui, parlando di motorsport, la tecnologia faceva pensare soprattutto a motori, aerodinamica, materiali e sviluppo della vettura. Oggi basta aggiungere due parole a questo elenco per cambiare completamente prospettiva: intelligenza artificiale.

    Non è più soltanto un argomento da film di fantascienza o una tecnologia destinata a cambiare il modo in cui utilizziamo telefoni e computer. L’IA è ormai entrata nella nostra quotidianità, affermandosi anche nel mondo delle competizioni automobilistiche e siamo probabilmente solo all’inizio di un processo destinato a diventare sempre più importante.

    La domanda però, non dovrebbe essere semplicemente “quanto viene utilizzata l’intelligenza artificiale nel motorsport?”, ma quanto può cambiare il modo di correre, di progettare una vettura e persino di intendere una competizione?

    Motorsport
    © Formula1.it

    Dalla pista ai dati

    Il motorsport moderno è sempre più una gigantesca raccolta di dati: ogni giro racconta qualcosa, come temperature, gomme, velocità, frenate, accelerazioni, consumi, comportamento della vettura fino ad arrivare alle condizioni della pista. Dietro quei pochi minuti che vediamo in televisione esiste un’enorme quantità di informazioni che ingegneri e tecnici devono interpretare per capire cosa stia realmente succedendo.

    Ed è proprio in questo snodo che l’intelligenza artificiale può fare la differenza: un essere umano può analizzare i dati, confrontarli e individuare determinate tendenze, ma un sistema di IA può farlo su una quantità di informazioni enormemente maggiore e in tempi molto più rapidi. Non significa che la macchina abbia improvvisamente imparato a “capire” una gara meglio di un ingegnere, ma che può diventare uno strumento potentissimo per chi deve prendere decisioni fondamentali in poco tempo.

    Ed è forse questo il punto più interessante: l’intelligenza artificiale non deve necessariamente sostituire qualcuno per essere rivoluzionaria, ma può bastare che permetta anche a una sola persona di lavorare meglio.

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    © AutoRacing1.com

    La strategia: un impatto sempre più evidente

    Pensiamo ad esempio a una gara nel motorsport.

    Un pit stop può cambiare completamente il risultato di una domenica: fermarsi un giro troppo presto può significare perdere posizioni, aspettare troppo può compromettere le gomme. Poi ci sono il traffico, le safety car, il meteo, le strategie degli avversari e una serie infinita di variabili difficili da prevedere che possono compromettere, nel bene e nel male, il risultato finale del pilota e della squadra. Tradizionalmente, sono gli strateghi a mettere insieme tutti questi elementi, con l’intelligenza artificiale che può diventare un ulteriore livello di supporto. Simulare scenari differenti, confrontare situazioni già avvenute, individuare pattern e fornire rapidamente una serie di possibili conseguenze.

    Non significa premere un pulsante e lasciare che sia un algoritmo a decidere la gara: l‘IA può indicare quale scenario sembra statisticamente più conveniente, ma l’ingegnere deve capire se, in quella determinata situazione, possa essere davvero quella vincente.

    E ciò è fondamentale, perché una gara non è e non sarà mai un’equazione perfetta.

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    © Driving Simulation Center

    Il problema dell’imprevedibilità                                                                    

    Il motorsport vive proprio di ciò che non può essere completamente previsto. Un pilota può commettere un errore, un avversario può cambiare strategia, può iniziare a piovere, può entrare una safety car, una gomma può comportarsi diversamente rispetto alle simulazioni oppure una vettura può improvvisamente perdere prestazione.

    Per quanto sofisticato sia un sistema di intelligenza artificiale, esisterà sempre una componente di imprevedibilità. Ed è qui che entra in gioco l’esperienza umana. Un ingegnere non osserva soltanto un numero. Conosce la macchina, conosce il pilota, conosce il circuito e soprattutto conosce il contesto nel quale quel dato è stato prodotto. Invece, il pilota sente direttamente quello che sta accadendo sotto di sé. Può accorgersi che qualcosa non funziona ancora prima che i numeri riescano a dimostrarlo e questa èuna sensazione difficile da trasformare in un algoritmo.

    L’intelligenza artificiale non riguarda però soltanto la gara. Uno degli aspetti più affascinanti è quello legato allo sviluppo delle vetture. Il motorsport è da sempre una ricerca continua del dettaglio. Trovare un piccolo vantaggio aerodinamico, migliorare un componente, ridurre un determinato tipo di resistenza o rendere più efficiente una soluzione già esistente.

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    © NextTech Today

    Cosa non potra sostituire l’IA

    Quando si lavora su una vettura da competizione, anche un miglioramento apparentemente minuscolo può avere un valore enorme.

    L’IA può aiutare proprio nella ricerca di queste opportunità, analizzando grandi quantità di dati e contribuendo alle simulazioni. In futuro, potrebbe diventare sempre più importante anche nella progettazione e nell’ottimizzazione delle vetture. E questo porta a una conseguenza quasi inevitabile: il talento umano non sparisce, ma cambia forma.

    L’ingegnere del futuro potrebbe essere sempre meno una persona chiamata ad analizzare ogni singolo dato e sempre più un professionista capace di interpretare correttamente ciò che un sistema avanzato gli propone.

    E il pilota? Possiamo accettare che un algoritmo aiuti un team a progettare una componente o a studiare una strategia, ma quando iniziamo a parlare del pilota, il discorso cambia completamente. Il motorsport è anche e soprattutto emozione, istinto, coraggio. Un pilota non è semplicemente qualcuno che porta una macchina al traguardo nel minor tempo possibile. Deve adattarsi, improvvisare, gestire la pressione, leggere quello che accade intorno a lui, ricevendo un numero molto elevato di informazioni dal muretto in poco tempo ma alla fine è lui a dover frenare alla curva successiva.

    Una parte del fascino delle corse nasce proprio dal fatto che, alla fine, dentro quella macchina c’è una persona.

    Motorsport
    © Eurosport

    Il confine che dovremo decidere

    Il vero tema potrebbe allora diventare quello della regolamentazione.

    Se l’IA continuerà a svilupparsi, le diverse categorie dovranno inevitabilmente interrogarsi su quanto spazio concederle. Quali strumenti saranno consentiti? Quali invece dovranno essere limitati? Dove finirà l’aiuto tecnologico e dove inizierà l’automatizzazione della competizione?

    Sono domande che oggi possono sembrare premature, ma il motorsport ha già dimostrato più volte quanto velocemente la tecnologia possa cambiare gli equilibri. E c’è anche un’altra questione: se tutti avranno accesso agli stessi strumenti, sarà ancora una volta l’uomo a fare la differenza?

    La risposta è probabilmente sì. Non possiamo avere la certezza, ma dobbiamo ricordarci che, alla fine, dietro le migliori opere ingegneristiche e le tecnologie più sviluppate e recenti, ci saranno sempre delle donne e degli uomini che, quando abbasseranno la visiera prima dello spegnimento dei semafori, saranno loro a fare la differenza per raccontare la propria storia.

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